Il Museo Flaminio Bertoni si è costituito grazie alla volontà della Provincia di Varese e la collaborazione
dell’Associazione Internazionale Flaminio Bertoni e del Liceo Artistico Angelo Frattini. Flaminio Bertoni, noto al grande pubblico quale stylist di autovetture mitiche, per tutta la vita ha affiancato al lavoro progettuale presso la Citroën, l’attività di scultore e pittore partecipando a mostre collettive e personali in Francia e in Italia.
Le opere esposte, per lo più inedite, provengono dall’atelier dell’artista di Antony e permettono di conoscere la poliedrica personalità di Bertoni capace di spaziare in diversi e molteplici campi, dal design all’arte, dall’architettura ai brevetti.
Il percorso espositivo si apre con le quattro autovetture originali:
la Traction Avant, elegante nelle forme e nobile nell’estetica, la 2 CV semplice e rivoluzionaria, la AMI 6 ultima “figlia” del designer e la DS, innovativa nel design e nella meccanica. Disegni, quadri e opere scultoree sono divise per nuclei che approfondiscono le tematiche care all’artista e sempre presenti nella sua produzione.
Una delle sezioni più significative è rappresentata dallo studio del
corpo umano, soprattutto femminile.
Dagli inizi propriamente accademici in cui l’artista affianca la conoscenza dei classici allo studio di parti anatomiche, Bertoni approfondisce i volumi del corpo dando enfasi alle linee sinuose e alla morbidezza delle curve. Lo studio della muscolatura si ritrova nel corpus dedicato al tema dello
sport con la predilezione per i lottatori, pugili e rugbisti. Corpi avvinghiati e tensione dello sforzo definiscono i volumi delle figure che si impongono nello spazio con forza e dinamismo. Per l’artista il disegno è anche uno strumento immediato per cogliere particolari e situazioni, un esercizio che gli permette di tornare a casa dai numerosi viaggi in Italia e in Francia con ricche cartelle di schizzi e disegni sui monumenti e paesaggi realizzati con una tecnica stilistica sciolta e libera.
Lo studio del reale e l’attenzione al vero si ritrovano nella ricca produzione di
ritratti che Bertoni realizza alternando scene e visi di vita famigliare a ritratti più ufficiali.
Un discorso a sé stante è la serie di ritratti realizzata nel 1941, durante il lungo ricovero nell’ospedale di Chateandun dove la sofferenza dei malati e la drammaticità dell’agonia pervadono e caratterizzano i volti e i gesti. La collezione museale è arricchita da una sezione documentaria che raccoglie lettere autografe, foto e altro materiale conservato scrupolosamente dallo stesso artista, oltre a una serie di progetti architettonici e studi per oggetti di varia natura depositati come brevetti.

       
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